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I Labirinti

Chi non ha mai pensato ai labirinti? 

Chi non ha mai detto – o sentito dire – frasi come: “questa vita è un labirinto” – “la politica oggi è un labirinto” – “nel labirinto della storia finiscono tutti per aver ragione” – “la nostra relazione è come un labirinto senza uscita”. Quanti autori ne ha parlato, scritto, l’hanno disegnato, scolpito, dipinto?  

C’è qualcosa, nel labirinto, di profondamente umano e inumano al contempo.

Il labirinto è scritto nel nostro io, inciso nella nostra mente. Partecipe delle nostre intuizioni, ma anche colpa delle nostre paure.

Anche dentro il corpo la tenebra è profonda, e tuttavia il sangue arriva al cuore, il cervello è cieco e può vedere, è sordo e sente, non ha mani e afferra, l'uomo, è chiaro, è il labirinto di se stesso. (1)

 Un labirinto dentro il quale ritroviamo tutta la nostra storia: il bambino che vive il labirinto come magia; l’adolescente scagliato nel labirinto delle scelte; l’adulto perso nel labirinto delle responsabilità.

E’ vero, io sono il labirinto di me stesso ma, contemporaneamente, vedo altri labirinti dovunque: banali, nascosti, impercettibili, lampanti. Vedo gli altri da me chiusi nel loro labirinto, sento i muri che li costringono, percepisco i nodi che li bloccano nella scelta del sentiero giusto. 

Ma Il labirinto è soprattutto un luogo/non luogo di creazione, di peregrinazione, di ricerca.
E al contempo è il luogo dell’oblio, della solitudine.

E’ una dicotomia affascinante: un gioco di interconnessioni – artistico, mitico, onirico, semantico (figure, luci, movimento, parole) positive vs negative.
Ci sono fili che s’intrecciano in un nodo inestricabile e fili che si intessono, conducendoci alle soluzioni. 
Ma quali sono i fili da tessere, come sceglierli nel groviglio delle matasse?

Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d'uscita, ma non sa quale delle molte vie - che gli si aprono innanzi di volta in volta – ve lo conduca. Procede a tentoni. I tentativi degli uomini che, ognuno a suo modo - arroccandosi o correndo, saltando gli ostacoli o impietrendo in un angolo – cercano di sopravvivere alle temperie del non-conosciuto.

Ma si esce davvero dal labirinto?
Ognuno ha una risposta. La propria, personale risposta.

È un labirinto senza uscita una realtà falsata un gioco sporco/
piaghe da decubito sul corpo cerco un varco /
un tentativo ci provo se vivo come in clausura /
è perché cerco la chiave per la giusta serratura/ 
è la sciagura di un destino meschino porte sprangate /
la ragione mi abbandona come un cane d'estate./
(2)

Il senso del labirinto, questa “realtà falsata”, queste “porte sprangate” non hanno mai smesso di angosciare gli uomini, visto che anche oggi un rapper dedica le sue strofe alla ricerca de “la chiave per la giusta serratura”.

 

 

 


1 José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis
2 Kaos One, Oltre la fine 

 

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